La ricetta del successo: LA MOTIVAZIONE – seconda parte

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La ricetta del successo: LA MOTIVAZIONE – seconda parte

Bentornato!

La settimana scorsa abbiamo parlato dell’obiettivo e dell’importanza che ha costruirlo in modo ‘corretto’, un po’ come costruire una macchina con i pezzi giusti ma nell’ordine sbagliato, oppure costruirla nello stesso modo in cui prevede il progetto.

Oggi parliamo del carburante.

La motivazione è la benzina delle nostre azioni.

Senza scomodare l’etimologia della parola è facile notare quale sia il significato di questo termine che segna così profondamente la differenza tra successo e fallimento.

La “motiv-azione” rappresenta il motivo che ci spinge a fare qualcosa, le ragioni per cui ci svegliamo ogni mattina e portiamo avanti la nostra vita, con i suoi impegni, le sue difficoltà, i suoi traguardi e le sue soddisfazioni.

Anche le situazioni spiacevoli racchiudono motivazioni positive: quando ad esempio fissiamo l’appuntamento dal dentista probabilmente non abbiamo lo stesso stato d’animo di quando prenotiamo due posti a teatro per il nostro spettacolo preferito, ma in entrambi i casi lo scopo finale è lo stesso, provare piacere o comunque non provare dolore...

Le motivazioni che ci accompagnano nella vita sono di vario tipo e si differenziano in accordo con i valori personali e con gli obiettivi che ci poniamo nelle diverse aree di interesse.

Ciò che desideriamo ottenere nell’ambito professionale viene supportato da motivazioni che possono essere simili o diverse da quelle che ispirano i nostri obiettivi in ambito personale.

Posso desiderare una carriera di successo per soddisfare il mio bisogno di affermazione personale o per assicurare alla mia famiglia la solidità economica; posso dedicarmi con assiduità allo sport per incrementare le mie performance o per mantenermi in forma; e ancora posso impegnarmi per mantenermi in forma perché da questo dipende la mia salute o semplicemente perché mi piace avere cura del mio corpo.

A volte capita, con una punta di presunzione, di pensare di sapere quali sono i motivi che muovono le altre persone e questo accade perché ci facciamo delle domande alle quali diamo una risposta personale, pensando che sia l’unica possibile o quasi.

Nulla di male, ma il problema che sorge è che si tratta di una visione un po’ limitata delle infinite possibili risposte che avremmo ottenuto se avessimo fatto le stesse domande a un numero illimitato di persone.

La motivazione è il carburante che muove la macchina umana, ogni modello ne richiede un tipo specifico ma il principio di base è lo stesso in ogni caso.

Tra le tante attività che svolgiamo nell’arco della giornata ci sono quelle che ci regalano energia e divertimento, quelle che portiamo a termine senza alcun coinvolgimento, come semplici compiti, e quelle che assorbono parte della nostra vitalità e allegria.

La differenza tra la prima categoria, la seconda e la terza?

È semplicemente la motivazione con cui svolgiamo un determinato compito: lo spirito con cui lo affrontiamo spesso determina il piacere che proviamo nel farlo.

Persone diverse hanno motivi diversi per agire: ti sarà già capitato di incontrare qualcuno che adora fare cose che tu detesti e questo accade proprio perché ognuno di noi è motivato da sfide differenti.

Nella vita ci sono numerose scelte da fare e una delle più produttive è prendere in mano le proprie motivazioni per metterle a servizio dei propri desideri, senza sottostare alle “incomprensibili” volontà del nostro umore.

Quando ci troviamo a sviluppare un progetto che ci appassiona va tutto bene − l’esame di una materia interessante o un progetto professionale sfidante ad esempio − ma quando invece non proviamo un’immediata simpatia per il compito che ci viene affidato?

Possiamo metterlo da parte e fare finta che non esista, ma prima o poi qualcuno ci farà la tanto odiata domanda: “Allora come va con...”, e a quel punto saremo comunque costretti a fare i conti con la nostra volontà.

In alternativa possiamo tapparci il naso e ingoiare il rospo proprio come si fa con le medicine amare.

In entrambi i casi però, la parola piacere non è la prima che viene in mente!

A tutti capita di dover affrontare compiti di questo genere e conoscere i meccanismi che regolano il rubinetto della nostra motivazione ci garantisce un atterraggio morbido anche in situazioni poco allettanti.

Non significa che saremo in grado di provare grande piacere nello svolgimento di tutte le attività che detestiamo, ma almeno saremo capaci di arginare la sensazione di “disperazione” che a volte proviamo quando non ci sono alternative.

In sintesi possiamo dire che la motivazione è la parte di noi più bambina, quella che vede in ogni novità un’opportunità di divertimento, che si incuriosisce quando incontra un angolo buio e che gioisce quando sorgono i problemi.

Anche per oggi abbiamo finito, ma non perdere la parte finale del percorso…ci vediamo la settimana prossima!

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