Il Brainstorming

Il Brainstorming

La tecnica del brainstroming venne ideata da Alex Osborn, co-titolare di un’agenzia pubblicitaria, nella prima metà degli anni Cinquanta.

Lo scopo era riuscire a trovare nuove ed efficaci soluzioni a problemi esistenti.

Nonostante la sua nascita si debba a una necessità concreta, la tecnica si basa sulla possibilità di esternare idee che non debbano, almeno in sede iniziale, avere un’applicazione reale.

In origine la procedura consisteva nella definizione del problema, nella successiva scelta di obiettivi, nella “produzione” di idee di ogni tipo e infine nella cernita di quelle migliori e più adatte alla soluzione del problema.

Nacque come strategia di gruppo che comprendeva dai cinque ai dodici individui, ma può essere praticata anche in solitudine.

 

Nel caso della riunione con più partecipanti, le regole di relazione da seguire sono semplici ma fondamentali:

  • non esistono capi o gerarchie, anzi, un tavolo tondo o ovale è consigliato;
  • è necessario il rispetto fra i membri;
  • viene apprezzata la creatività;
  • nessuno può commentare le idee altrui;
  • è buona norma invitare alla riunione persone non troppo esperte sull’argomento in questione;
  • non bisogna essere timorosi nel prendere la parola;
  • non si deve temere di esporsi in pubblico;
  • non si debbono ricercare soluzioni collaudate;
  • non bisogna perdersi d’animo per idee poco brillanti, ma bisogna mantenere alto il livello di produzione di idee;
  • bisogna avere un buon livello di autostima per reggere il confronto con gli altri partecipanti.

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La reazione a catena che generalmente scaturisce da processi di questo tipo è proprio il risultato che Osborn si prefiggeva mentre creava queste straordinaria e divertentissima tecnica.

Anche se il termine può non essere di uso quotidiano, ti sarà sicuramente capitato di sentire parlare della tecnica utilizzata dai pubblicitari (e non solo) per trovare le brillanti idee che tengono il pubblico incollato allo schermo durante le pubblicità.

Esistono degli spot che sono delle piccole opere d’arte: concisi, coinvolgenti, divertenti, appassionanti, e tutto avviene nell’arco di pochi secondi.

Com’è possibile che ciò accada?

Semplicemente perché chi produce questi “capolavori mediatici” è un abile conoscitore dell’animo umano, delle sue caratteristiche e del funzionamento della mente.

Come mai ci sono immagini, frasi e jingle che ci rimangono impressi e ci tornano in mente in continuazione?

Perché i principi su cui si basano le tecniche di memoria funzionano anche se non vogliamo.

Se combiniamo gli elementi che le compongono, o se qualcuno le combina per noi, la nostra mente sarà, come sempre avviene in questi casi, molto ricettiva.

Immagini divertenti ed emozionanti, associazioni di idee bizzarre e inconsuete sono alla base degli spot di successo.

Perché parliamo di questo?

Perché i pubblicitari non sono nati con questo meraviglioso senso creativo (è possibile che alcuni siano più inclini di altri), ma hanno lavorato affinché le loro doti innate venissero alla luce e fossero utilizzabili.

L’esercizio che stiamo per proporti è semplice, divertente e fondamentale per l’applicazione delle tecniche di memoria.

Proprio come se fossimo dei pubblicitari dovremo dare libero sfogo alla fantasia.

Immagina di trovarti a una riunione di creativi che sta cercando il nome per un nuovo prodotto da lanciare sul mercato.

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Sai qual è il metodo che usano?

All’inizio sparano a casaccio, dicono la prima cosa che viene loro in mente e la buttano sul tavolo, poi fanno una cernita.

Le tre regole a cui è necessario attenersi per fare questo esercizio sono:

1. Non pregiudicare. Lascia andare la mente a ruota libera senza censurare la più piccola idea, per quanto sciocca, banale o fuori tema possa sembrare.

2. Non criticare. Ogni soluzione è valida e potrebbe essere, a un più attento esame, proprio quella giusta; quindi non si può scartare nulla di ciò che è stato detto.

3. Quantità non qualità. È necessario arrivare alla fine del percorso con un certo numero di soluzioni, non importa di che tipo siano, importa che siano molte.

Se fossimo un ufficio di marketing che deve inventare un nuovo modo per andare da Roma a Milano cosa potremmo proporre?

Esistono tre categorie di possibili soluzioni.

1. Le soluzioni razionali, quelle che ogni essere dotato di raziocinio suggerirebbe per la soluzione del “problema”. Sono le prime a venire in mente a causa dell’abitudine a pensare razionalmente, ma finiscono con rapidità.

2. Le soluzioni pseudorazionali, quelle che pur essendo fisicamente fattibili sono altamente improbabili, non praticate da nessuno e totalmente fuori dagli schemi comunemente accettati.

3. Appena terminate le soluzioni “normali” si affacciano ipotesi più particolari, un po’ più azzardate ma ancora legate al concetto di possibile e impossibile. Le soluzioni fantasiose invece, quelle che non hanno nulla di razionale, non sono fattibili (almeno non con la tecnologia di cui disponiamo al momento) e appartengono, nell’immaginario collettivo, alla categoria dei libri di favole o fantascienza, sono quelle che interessano a noi.

Quando abbattiamo l’abitudine alla consuetudine cominciamo a intravedere nuove possibilità e ci permettiamo dei brevi balzi fuori dal “recinto”, allora inizia l’esercizio vero e proprio.

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